Introduzione
Nel secondo articolo di questa serie abbiamo seguito la formazione del Sistema Solare primordiale — le acque che si mescolano, i pianeti che emergono uno dopo l’altro in una sequenza ordinata e gerarchica. Alla fine di quella narrazione il Sistema Solare sembrava quasi completo: Sole, Mercurio, il pianeta primordiale Tiamat, Marte e Venere, Giove e Saturno, Urano e Nettuno. Le orbite si stavano stabilizzando. I destini si stavano fissando.
Ma qualcosa non funziona. I pianeti in formazione sono caotici, le loro orbite ancora instabili, le loro influenze gravitazionali si sovrappongono in modo imprevedibile. Il Sistema Solare primordiale è un sistema in cerca di equilibrio — e quell’equilibrio tarda ad arrivare.
È in questo momento che il poema introduce il primo vero conflitto. Non è ancora la battaglia finale tra Marduk e Tiamat — è qualcosa di più sottile e più significativo: un conflitto interno al Sistema Solare primordiale, tra le forze che vogliono riportare tutto al caos originario e quelle che cercano di costruire un ordine nuovo.
Le terza tavola dell’Enuma Elish racconta questo conflitto con una precisione narrativa straordinaria. E la lettura cosmogonica che abbiamo adottato in questa serie lo trasforma da episodio mitologico in descrizione fisica di processi reali — processi che la scienza moderna riconosce come fondamentali nella formazione dei sistemi planetari.
Il tumulto — i pianeti disturbano il Sistema Solare primordiale
Il Sistema Solare primordiale non è in equilibrio. I pianeti appena formati — Lahmu e Lahamu, Anshar e Kishar, Anu e Nudimmud — si muovono in orbite ancora eccentriche e instabili. Le loro influenze gravitazionali si sovrappongono, si intersecano, generano perturbazioni che si propagano in tutto il sistema. Il caos primordiale non è finito — si è semplicemente trasformato.
Il testo descrive questo stato con immagini precise. Nella traduzione di Pettinato:
“Questi dèi-fratelli si unirono insieme: essi disturbavano Tiamat; il loro clamore era assordante: essi sconvolsero i nervi di Tiamat; e con le loro danze misero scompiglio in Anduruduna. Apsu non riusciva a contenere il loro tumulto e Tiamat era senza parole davanti a loro.” (Trad. Pettinato)
Bottéro e Kramer rendono lo stesso passo con sfumature significativamente diverse:
“Avendo dunque formato una banda, questi dèi-fratelli disturbarono Tiamat abbandonandosi al trambusto; sconvolgendo l’interno di Tiamat, turbarono, con i loro svaghi, l’interno della Dimora Divina. Apsu non riusciva a placarne il tumulto. Tiamat tuttavia restava impassibile davanti a loro: i loro maneggi le erano sgraditi, la loro condotta biasimevole, ma lei li risparmiava.” (Trad. Bottéro-Kramer)
Una nota filologica: Anduruna
Il termine che Pettinato lascia non tradotto come Anduruduna e Bottéro-Kramer rendono come “Dimora Divina” merita un’attenzione specifica — perché è uno dei tanti casi in cui un approfondimento filologico rivela una dimensione cosmologica precisa che la traduzione convenzionale tende a oscurare.
Anduruna — nelle varianti Andurunna, Anduruduna o Anduruna a seconda delle trascrizioni — è un termine di origine sumerica, non accadica. È composto da due elementi: AN — il cielo, il dio del cielo — e DURUNA — dimora, residenza. Letteralmente: la dimora di An, il cielo come spazio abitato dalla divinità celeste. Foster lo traduce “Divine Abode” aggiungendo in nota che si tratta di “a cosmic locality, perhaps an abode of the gods”. Dalley lo lascia come nome proprio senza tradurlo. Langdon, nel suo commento all’Epopea della Creazione, lo definisce esplicitamente un “concetto cosmologico”.
Il fatto che sia un termine sumero in un testo accadico è già significativo — conferma ancora una volta che il nucleo cosmologico dell’Enuma Elish affonda le radici nella tradizione sumerica più antica, anteriore alla sua redazione babilonese. E il suo significato preciso — lo spazio cosmico come dimora di An-Urano — non è un dettaglio decorativo. Il tumulto dei pianeti non disturba solo Apsu e Tiamat localmente: disturba l’intera Anduruna, l’intero spazio cosmico. È una perturbazione di scala cosmica.
La lettura accademica interpreta questo episodio come un conflitto generazionale tipico delle mitologie antiche — gli dei più giovani che disturbano i più anziani, una dinamica narrativa presente dalla Teogonia di Esiodo ai testi ugaritico-cananei.
La lettura cosmogonica aggiunge una dimensione più precisa. Le due versioni convergono sul dato essenziale — il tumulto dei pianeti è insostenibile — ma divergono su un punto cruciale: la reazione di Tiamat. Pettinato la descrive “senza parole”, sopraffatta. Bottéro-Kramer la descrivono “impassibile” — un corpo che osserva con distacco, che subisce il disturbo senza cedere, che sceglie consapevolmente di risparmiare i suoi figli nonostante la loro condotta.
Non è una differenza stilistica — è una differenza cosmogonica precisa. La Tiamat di Bottéro-Kramer è un corpo massiccio che resiste alle perturbazioni gravitazionali dei pianeti più piccoli. La sua massa — che Van Flandern stimava intorno alle 90 masse terrestri — è sufficiente a isolarla dal caos orbitale circostante. Non è vulnerabile, non è sopraffatta. È il corpo più stabile del Sistema Solare interno — la “creatrice” che ha resistito al caos primordiale mentre tutto attorno a lei era in fermento.
Apsu — il Sole nella sua fase T Tauri — è invece un corpo frenetico, che emette un vento solare circa 100 milioni di volte più intenso di quello attuale. Le perturbazioni gravitazionali dei pianeti in formazione si aggiungono a questa instabilità primordiale, amplificandola. Il testo dice che Apsu “non riusciva a contenere il loro tumulto” — il Sole primordiale non riesce a stabilizzare il sistema che ha generato.
Il dialogo tra Apsu e Tiamat
Di fronte al tumulto insostenibile, Apsu decide di agire. Non da solo — convoca Mummu e insieme si recano da Tiamat per consultarsi. È un momento significativo: le due forze primordiali del Sistema Solare si incontrano per decidere il destino di ciò che hanno generato.
“Allora Apsu, il genitore dei grandi dèi, chiamò Mummu, il suo araldo, e gli disse: «Mummu, araldo, che riempi di gioia il mio cuore, orsù, andiamo da Tiamat!» Essi andarono e si accomodarono davanti a Tiamat, consultandosi sui loro figli divini. Apsu aprì la sua bocca e così parlò, alzando la voce, a Tiamat: «La loro condotta mi è insopportabile, di giorno non trovo pace, di notte non posso dormire! Voglio annientare e disperdere il loro modo d’agire, in modo che regni il silenzio e noi possiamo (così) dormire!»” (Trad. Pettinato)
La proposta di Apsu è radicale: annientare i pianeti che ha generato, disperdere le loro orbite, riportare il Sistema Solare al silenzio primordiale. In termini fisici è la descrizione di un processo reale — nelle fasi caotiche del Sistema Solare primordiale esistevano forze che tendevano a riassorbire la materia verso il centro, a destabilizzare le orbite dei corpi appena formati, a impedire la consolidazione del sistema. Il vento solare frenetico della fase T Tauri era esattamente questo: una forza che spazzava via le atmosfere primordiali, disperdeva i materiali, impediva la formazione stabile dei pianeti.
Tiamat risponde con fermezza:
“Quando Tiamat udì ciò, essa si arrabbiò e sgridò il suo sposo; essa gridò tutto il suo dolore, adirata con se stessa, si lamentò per la disgrazia incombente: «Come possiamo distruggere ciò che noi stessi abbiamo creato? Quand’anche la loro condotta ci sia dispiaciuta, noi dobbiamo pretendere la disciplina con dolcezza!»” (Trad. Pettinato)
Tiamat non nega il problema — riconosce che i pianeti si comportano in modo turbolento. Ma propone una soluzione diversa dalla distruzione: la disciplina graduale, la stabilizzazione progressiva. In termini fisici è esattamente il processo che avviene nei sistemi planetari maturi — le orbite si stabilizzano gradualmente attraverso risonanze gravitazionali, non attraverso la distruzione dei corpi in gioco.
Mummu — il consigliere malevolo
È in questo momento che Mummu interviene. Non come mediatore — come amplificatore del caos.
“Intervenne Mummu con un consiglio ad Apsu, il consiglio di Mummu era simile a quello di un araldo malevolo: «Distruggi, padre mio, la condotta turbolenta, affinché tu trovi la pace di giorno, e possa dormire di notte!» Apsu si rallegrò con lui; il suo viso si illuminò, perché questi aveva escogitato il male nei confronti dei suoi figli divini. Mummu quindi gettò le braccia al suo collo, sedette sulle sue ginocchia e lo baciò.” (Trad. Pettinato)
Il testo descrive Mummu come un “araldo malevolo” — non un consigliere saggio ma un amplificatore delle peggiori tendenze di Apsu. In termini cosmogonici è precisamente il ruolo che Mercurio svolge nel Sistema Solare primordiale. Essendo il pianeta più vicino al Sole e il più esposto al vento solare primordiale, Mercurio è il corpo più instabile del sistema — la sua orbita eccentrica, inclinata di 7° sull’eclittica e con un’eccentricità quindici volte quella della Terra, è la traccia permanente di quella instabilità originaria.
Il gesto fisico descritto nel testo — Mummu che getta le braccia al collo di Apsu, si siede sulle sue ginocchia, lo bacia — non è una scena affettiva. È la descrizione di un legame fisico strettissimo tra i due corpi: Mercurio, il più vicino al Sole, è gravitazionalmente legato ad Apsu in modo che nessun altro pianeta lo è. La decisione è presa. Apsu e Mummu agiranno contro i pianeti. Ma la loro trama viene scoperta — e sarà Ea, il più saggio e il più potente, a intervenire per cambiare il corso degli eventi.
Ea interviene — la stabilizzazione del Sole
La trama di Apsu e Mummu non rimane segreta. Il testo descrive con precisione come la notizia raggiunga gli dei — i pianeti appena formati — e come la loro reazione sia di sgomento e silenzio:
“Ciò che essi avevano discusso nella loro assemblea fu comunicato agli dèi, loro primogeniti. Gli dèi l’udirono e entrarono in agitazione; il silenzio calò su di loro ed essi sedettero ammutoliti.” (Trad. Pettinato)
In termini cosmogonci è la descrizione di un Sistema Solare in stato di crisi — i pianeti appena formati, le cui orbite sono ancora instabili, percepiscono una minaccia esistenziale. Il vento solare frenetico di Apsu-Sole nella sua fase T Tauri potrebbe davvero spazzare via le loro atmosfere primordiali e destabilizzare le loro orbite in modo irreversibile.
Ma tra tutti i pianeti ce n’è uno che non si limita a sgomento — agisce.
“Colui che è di intelligenza superiore, lo scaltro e saggio, Ea, che comprende tutto, capì le loro trame. Egli lo disegnò e lo rese completo, lo realizzò egregiamente come il più eccelso: il suo incantesimo egli lo recitò e lo dispose sulle acque; versò su di lui il sonno, mentre egli riposava, addormentò Apsu, infondendogli il sonno, mentre Mummu, il consigliere, era inebetito per l’ansia.” (Trad. Pettinato)
La lettura accademica interpreta questo episodio come la vittoria della saggezza sul caos primordiale — Ea, il dio più saggio del pantheon mesopotamico, sconfigge Apsu attraverso la magia e l’intelligenza piuttosto che attraverso la forza bruta. È un tema ricorrente nella letteratura mesopotamica — il sapiente che supera il potente attraverso l’astuzia.
La lettura cosmogonica suggerisce qualcosa di fisicamente molto preciso. Ea-Nettuno, il pianeta più esterno del Sistema Solare, interviene per stabilizzare il Sole nella sua fase T Tauri. L’”incantesimo disposto sulle acque” non è una formula magica — è una forza fisica che agisce sul disco protoplanetario. Nettuno, con la sua massa e la sua posizione orbitale, delimita e cattura parte dell’energia emessa dal Sole primordiale — esattamente come abbiamo visto nel secondo articolo di questa serie.
Il confronto tra le traduzioni rivela con precisione crescente cosa accade in questo momento cruciale. Pettinato descrive Apsu che “riposava, addormentato”. Foster dice “He poured sleep upon him so that he was sleeping soundly” — il sonno viene versato su Apsu come un liquido. Elli scrive “il sonno lo sopraffece: dormiva in pace”. Tutte le versioni convergono su un’immagine precisa: Apsu non viene distrutto — viene portato alla quiete, ricondotto a uno stato di riposo nelle acque primordiali.
In termini fisici è la fine della fase T Tauri. Il Sole raggiunge l’equilibrio tra contrazione gravitazionale e pressione interna — si innesca la fusione nucleare stabile dell’idrogeno, il vento solare si attenua drasticamente, il disco protoplanetario si quieta. Apsu non si spegne — si stabilizza. La sua energia frenetica si riduce a una frazione della sua intensità originaria.
Poi Ea compie un gesto preciso — sottrae ad Apsu tre attributi:
“Egli spezzò i suoi muscoli, gli prese via la corona, lo privò del suo splendore e se ne appropriò.” (Trad. Pettinato)
Le traduzioni divergono sui dettagli ma convergono sulla sostanza. Pettinato parla di “muscoli”, “corona” e “splendore”. Foster di “belt”, “tiara” e “aura”. Elli di “cinture”, “tiara” e “aura divina”. Dalley di “belt”, “crown” e “mantle of radiance”.
Tre attributi distinti, tre forme di energia o potere che Apsu perde e Ea acquisisce. Il termine più significativo è l’ultimo — melammu in accadico, reso come “splendore”, “aura divina” o “mantle of radiance” a seconda della traduzione. Il melammu è il bagliore soprannaturale che nella tradizione mesopotamica circonda gli dei e i re come segno di potere divino. In termini fisici potrebbe indicare il campo magnetico solare o la corona solare — strati di energia che il Sole perde o riduce nella sua fase di stabilizzazione, e che Ea-Nettuno, collocandosi all’orbita più esterna, in qualche modo cattura o delimita.
Mummu incatenato
Il destino di Mummu è diverso da quello di Apsu — e le traduzioni lo rendono con sfumature significative. Pettinato dice che Mummu era “inebetito per l’ansia” durante la neutralizzazione di Apsu. Elli specifica che era “stordito dal non dormire”. Foster lo descrive come “drowsy with languor”. Dalley come “in a sleepless daze”.
È l’opposto di Apsu. Apsu viene addormentato — portato alla quiete. Mummu viene mantenuto in uno stato di agitazione e poi rinchiuso:
“Egli quindi incatenò Apsu e lo uccise; rinchiuse poi Mummu e lo trattò rudemente.” (Trad. Pettinato)
Dalley è il più preciso sul destino di Mummu: “Tied up Mummu and laid him across him” — Mummu viene legato e posato sopra il corpo di Apsu. Non è una prigione arbitraria: è una posizione orbitale precisa. Mercurio viene fissato sopra il Sole, nella sua risonanza orbitale 3:2 — tre rotazioni su se stesso ogni due orbite complete. L’unico pianeta del Sistema Solare in cui la durata del giorno solare è maggiore del periodo di rivoluzione.
La scienza moderna descrive questa cattura come il risultato di una dinamica caotica nelle fasi primordiali del Sistema Solare. Si ipotizza persino che Mercurio avesse originariamente una rotazione retrograda, poi modificata progressivamente fino alla risonanza 3:2 attuale. L’orbita eccentrica — quindici volte quella della Terra — e l’inclinazione di 7° sull’eclittica sono le tracce permanenti di quel caos originario. Mummu rimane stordito — la sua instabilità orbitale è il segno fisico di un corpo che non ha mai trovato un equilibrio spontaneo ma è stato forzato in una posizione da cui non può più uscire.
Le conseguenze impreviste
La neutralizzazione di Apsu stabilizza il Sistema Solare — ma crea qualcosa che nessuno aveva previsto. Ea stabilisce la sua dimora sopra Apsu — Nettuno si colloca come guardiano del Sistema Solare stabilizzato. Ed è lì, nell’Apsu quietato, nella “cella dei destini, nella stanza degli archetipi”, che genera Marduk.
La nascita di Marduk — il corpo che viene da fuori
Nell’Apsu stabilizzato — nel disco protoplanetario quietato dopo la fine della fase T Tauri — accade qualcosa di straordinario. Ea genera un nuovo essere, diverso da tutti quelli che sono venuti prima.
“Nella cella dei destini, nella stanza degli archetipi, fu generato il più saggio dei saggi, il più intelligente degli dèi, Bel. Marduk fu partorito nell’Apsu, nel puro Apsu nacque Marduk: Ea, suo padre, lo generò, Damkina, sua madre, lo partorì. Egli fu allattato al seno delle dee, una balia lo allevò e lo riempì di splendore.” (Trad. Pettinato)
La nascita avviene in un luogo preciso — la “cella dei destini, la stanza degli archetipi”. Non è un luogo fisico nel senso ordinario — è lo spazio in cui le orbite planetarie vengono definite, in cui i destini cosmici vengono fissati. È nell’Apsu stabilizzato, nel disco protoplanetario ormai in equilibrio, che Marduk prende forma.
La lettura accademica vede in questo passo la nascita della divinità suprema del pantheon babilonese — il figlio di Ea e Damkina, destinato a diventare il signore degli dei. La sua nascita nell’Apsu è coerente con la tradizione mesopotamica che colloca la dimora di Ea nelle acque dolci sotterranee.
La lettura cosmogonica suggerisce qualcosa di radicalmente diverso — e di cosmologicamente molto più preciso.
Ea è Nettuno — il pianeta più esterno del Sistema Solare, il primo corpo che un oggetto proveniente dallo spazio interstellare incontrerebbe avvicinandosi dall’esterno. La sua attrazione gravitazionale sarebbe la prima a intercettare un corpo vagante e a modificarne la traiettoria. Dire che Ea genera Marduk potrebbe significare esattamente questo: Nettuno cattura gravitazionalmente un pianeta vagante e lo introduce nel Sistema Solare.
Damkina — la moglie di Ea — aggiunge un dettaglio cosmologico preciso. Se Ea è Nettuno, Damkina potrebbe rappresentare la fascia di Kuiper o la nube di Oort — la regione esterna del Sistema Solare da cui provengono i corpi vaganti. Marduk nasce dall’interazione tra Nettuno e questa regione esterna: è un corpo catturato gravitazionalmente dall’esterno e introdotto nel Sistema Solare interno. Non è un pianeta che si è formato insieme agli altri — viene da fuori.
Questo spiega qualcosa che nessun altro pianeta può spiegare: il verso del moto di Marduk. Un corpo catturato dall’esterno e introdotto da Nettuno avrebbe un’orbita retrograda o fortemente inclinata rispetto al piano eclittico — opposta o trasversale rispetto alle orbite dei pianeti esistenti. Ed è esattamente per questo che andrà in rotta di collisione con Tiamat: il suo verso di moto è incompatibile con quello del pianeta primordiale. Non è una collisione casuale — è una conseguenza diretta della sua origine esterna.
La descrizione fisica di Marduk
Il testo descrive Marduk con un dettaglio fisico straordinario — e ogni caratteristica ha una corrispondenza cosmologica precisa:
“La sua corporatura era ben sviluppata, lo sguardo dei suoi occhi accecante; la sua struttura era virile, potente fin dall’inizio. Anu, il genitore di suo padre, lo vide, fu pieno di giubilo e rise; il suo cuore si riempì di gioia. Egli lo rese perfetto: la sua divinità era rimarchevole; egli divenne eccelso, superiore per le sue qualità ad essi; la sua figura era straordinariamente meravigliosa: impossibile da concepire, a fatica da guardare; quattro erano i suoi occhi, quattro le sue orecchie; quando egli muoveva le sue labbra, ne fuoriusciva fuoco; le sue quattro orecchie erano grandi, e i suoi occhi abbracciavano similmente ogni cosa; la sua statura era straordinariamente grande: essa superava quella degli altri dèi; la sua struttura fisica non era comparabile, la sua figura era eccezionalmente grande.” (Trad. Pettinato)
Quattro occhi e quattro orecchie — un campo gravitazionale e sensoriale che si estende in tutte le direzioni. Il fuoco che fuoriesce dalle labbra — attività energetica intensa, forse vulcanica o elettromagnetica. Lo splendore di dieci dei — una massa e un’energia superiori a qualsiasi altro corpo del Sistema Solare interno. La statura che supera quella di tutti gli altri — un corpo di dimensioni eccezionali rispetto ai pianeti già formati.
Non è la descrizione di un dio antropomorfo — è la descrizione di un corpo celeste di natura straordinaria, superiore a tutto ciò che esiste nel Sistema Solare primordiale.
I quattro venti — i satelliti di Marduk
Anu-Urano vede Marduk e ne riconosce immediatamente la natura eccezionale. Gli dona quattro venti:
“Anu creò e generò i quattro venti e glieli regalò: «Figlio mio, lasciali turbinare!» Egli creò la polvere e la lasciò portare via da una tempesta; egli fece quindi un uragano, per spazientire Tiamat: Tiamat era scombussolata, era fuori di sé giorno e notte.” (Trad. Pettinato)
I quattro venti non sono fenomeni atmosferici — sono satelliti, corpi minori che accompagnano Marduk nella sua traiettoria. Anu-Urano li genera e li dona a Marduk — in termini fisici è il momento in cui il corpo vagante, avvicinandosi al Sistema Solare interno attraverso l’orbita di Urano, cattura o acquisisce corpi minori che lo accompagneranno nella sua traiettoria verso Tiamat.
Questi quattro satelliti cominciano immediatamente a esercitare il loro effetto — Tiamat è scombussolata, fuori di sé giorno e notte. Non è ancora l’impatto diretto — sono le forze mareali dei quattro satelliti di Marduk che, avvicinandosi a Tiamat, destabilizzano il pianeta primordiale dall’esterno. La perturbazione è già in atto prima che Marduk arrivi.
La cella dei destini
C’è un ultimo elemento di questo passo che merita attenzione: Marduk nasce nella “cella dei destini, nella stanza degli archetipi”. I destini — le orbite planetarie — sono il luogo in cui Marduk prende forma. È come se il testo stesse dicendo che Marduk non è solo un corpo celeste — è un evento orbitale, una traiettoria inevitabile che si è inscritta nel Sistema Solare nel momento stesso in cui Nettuno ha catturato il corpo vagante dall’esterno.
I destini che erano stati fissati da Ea dopo la neutralizzazione di Apsu vengono ora rimessi in discussione dall’arrivo di Marduk. Un nuovo corpo, con un verso di moto incompatibile, sta per riscrivere le orbite di tutto il Sistema Solare.
Tiamat si arma — la coalizione del pianeta primordiale
I quattro venti donati da Anu a Marduk non sono silenziosi. Avvicinandosi al Sistema Solare interno, i loro effetti gravitazionali si fanno sentire immediatamente — Tiamat è scombussolata, fuori di sé giorno e notte. Ed è questa perturbazione fisica che innesca la svolta più drammatica del poema.
I corpi minori del sistema di Tiamat — i suoi satelliti, i suoi detriti, i frammenti legati alla sua gravità — subiscono le conseguenze di quella destabilizzazione. E si rivoltano contro la madre stessa, spingendola verso la guerra:
“Nel loro cuore essi concepirono allora un disegno cattivo, e si rivolsero alla loro madre, Tiamat: «Quando Apsu, tuo marito, fu ucciso, non sei stata al suo fianco, ma te ne stavi seduta in silenzio. Furono allora creati i quattro venti cattivi per metterti a disagio, in modo che noi non potessimo dormire. Tu non hai pensato un solo momento a tuo marito Apsu o a Mummu, che è prigioniero! Ora tu siedi tutta sola. D’ora in avanti tu sarai totalmente disperata, e per quanto concerne noi che non riusciamo a trovare pace, allora vuol dire che tu non ci ami più! Pensa al nostro fardello; i nostri occhi sono già prosciugati. Liberaci da questo giogo immane, in modo che possiamo dormire. C’è stata lotta; vendicati!»” (Trad. Pettinato)
La lettura accademica interpreta questo discorso come una manipolazione emotiva — i figli di Tiamat che fanno leva sul senso di colpa della madre per convincerla a combattere. È una dinamica narrativa familiare — i più giovani che spingono i più anziani verso un conflitto che questi ultimi avrebbero evitato.
La lettura cosmogonica suggerisce qualcosa di più preciso. I corpi minori del sistema di Tiamat — satelliti e detriti — sono i più esposti alle forze mareali dei quattro venti di Marduk. La loro instabilità orbitale cresce con l’avvicinarsi di Marduk. “Non riusciamo a trovare pace, non riusciamo a dormire” — è la descrizione fisica di corpi perturbati nelle loro orbite, incapaci di stabilizzarsi. La pressione che esercitano su Tiamat è reale: un pianeta massiccio circondato da satelliti destabilizzati subisce a sua volta forze interne che lo spingono verso una risposta.
La trasformazione di Tiamat è completa. Da protettrice dei suoi figli — quella che aveva detto “come possiamo distruggere ciò che abbiamo creato?” — diventa la loro arma.
“Tiamat ascoltò il loro discorso, ed esso le piacque: «Creiamo dei demoni, così come avete consigliato.»” (Trad. Pettinato)
La risposta di Tiamat è immediata e sistematica. Genera undici creature — corpi di forme e dimensioni diverse, ciascuno con caratteristiche fisiche specifiche:
“La madre Ḫubur che ha creato ogni cosa, consegnò armi invincibili, e partorì draghi giganti: essi avevano denti aguzzi, erano spietati; i loro corpi riempì di veleno, invece che di sangue; essa rivestì gli orribili draghi di terrore, li caricò di splendore terrificante e li fece simili a dèi: «Chi li vede, deve perire miseramente! Possano essi assaltare in continuazione, senza mai retrocedere!» Essa creò l’idra, il drago, l’Eroe peloso, il grande demone, il cane selvaggio e l’uomo-scorpione, demoni orribili, l’uomo-pesce e l’uomo-toro, che brandiscono armi spietate e non temono la battaglia: le sue disposizioni erano straordinarie, nessuno poteva contrastarle! In tutto ne fece undici siffatti.” (Trad. Pettinato)
Undici creature — undici corpi distinti, ciascuno con caratteristiche fisiche precise. I draghi giganti dai denti aguzzi, i corpi pieni di veleno invece che di sangue — non sono figure mitologiche nel senso convenzionale. Sono corpi rocciosi e metallici, densi e compatti, privi di un interno fluido come i pianeti. Il “veleno invece che di sangue” descrive una composizione chimica aggressiva — corpi ricchi di metalli pesanti e composti chimici instabili, come certi asteroidi primordiali. Il “terrore” e lo “splendore terrificante” di cui li riveste Tiamat — il melammu che abbiamo già incontrato — indica corpi che emettono radiazioni o riflettono la luce in modo intenso, potenzialmente frammenti ancora incandescenti o altamente riflettenti.
Tra tutti questi corpi, Tiamat ne innalza uno al di sopra degli altri:
“Tra i suoi figli divini, che essa aveva riunito in assemblea, essa innalzò Kingu, lo rese grande tra loro; il comando delle truppe, la guida dell’assemblea, il portare le armi, la conduzione della battaglia, la preparazione alla guerra, la più alta carica militare, il comando supremo, essa gli affidò e lo fece sedere su un trono: «Io ho lanciato per te la formula magica e ti ho elevato nell’assemblea degli dèi; io ti ho affidato la signoria sugli dèi, tu sei innalzato in verità, mio sposo, tu sei famoso, i tuoi ordini abbiano una valenza assoluta su tutti gli Anunnaki!» Essa gli consegnò la tavola dei destini e la fissò al suo petto: «Il tuo comando non deve essere mai cambiato, la tua parola sia durevole!»” (Trad. Pettinato)
Kingu è il satellite principale di Tiamat — il più massiccio, il più influente gravitazionalmente. Ma per comprendere pienamente il gesto di Tiamat nel consegnargli la tavola dei destini, occorre partire da una domanda: chi deteneva la tavola prima di lui?
La risposta è nel testo stesso — Tiamat. È lei la “creatrice che ha partorito tutti”, il corpo la cui massa e posizione orbitale hanno contribuito a definire le orbite dei pianeti del Sistema Solare interno. In quanto tale, è lei a detenere originariamente la tavola dei destini — non perché l’abbia conquistata o strappata a qualcuno, ma perché la sua stessa presenza gravitazionale ha plasmato l’assetto orbitale del Sistema Solare fin dalle sue origini. Con le sue 90 masse terrestri — secondo la stima di Van Flandern — Tiamat era il corpo più massiccio del Sistema Solare interno, e la sua influenza gravitazionale era la vera “custode” delle orbite di tutti i corpi che le orbitavano attorno.
Consegnare la tavola dei destini a Kingu non è quindi un trasferimento reale di potere cosmico. È un atto formale e simbolico — come un re che consegna lo scettro al suo generale prima della battaglia. Tiamat nomina Kingu comandante supremo del suo esercito e gli appunta la tavola come insegna del suo rango. Il potere reale — il controllo gravitazionale del Sistema Solare — rimane in Tiamat.
“Dopo che Kingu fu innalzato ed ebbe preso possesso della dignità di Anu, essa assegnò i destini ai suoi figli divini.” (Trad. Pettinato)
Kingu “prende possesso della dignità di Anu” — assume formalmente il ruolo cosmico di controllore dello spazio celeste. Ma è una dignità delegata, non intrinseca. E questo spiega un dettaglio che altrimenti rimarrebbe oscuro: dopo la sconfitta di Tiamat, Marduk non trova la tavola dei destini sul corpo di Tiamat — la trova sul petto di Kingu, dove era stata formalmente depositata. Sono due atti distinti che insieme completano la conquista del controllo orbitale del Sistema Solare: sconfiggere Tiamat — il corpo che deteneva il potere reale — e prendere la tavola a Kingu — il corpo che ne custodiva il simbolo formale.
“Possa la vostra parola placare il dio-fuoco, possa il vostro veleno concentrato sconfiggere l’aggressione!” (Trad. Pettinato)
Le ultime parole di Tiamat ai suoi figli prima della battaglia. Il “dio-fuoco” che deve essere placato è Marduk — un corpo incandescente che si avvicina con una traiettoria inarrestabile. Il “veleno concentrato” con cui i corpi minori del suo esercito dovrebbero sconfiggerlo — la composizione chimica aggressiva di asteroidi e frammenti primordiali ricchi di metalli pesanti — non basterà.
Il Sistema Solare primordiale è ora diviso in due fronti. Da un lato Marduk — il corpo di origine esterna, con quattro satelliti, un verso di moto incompatibile con quello di tutti gli altri pianeti, armato del potere supremo appena concessogli dagli dei. Dall’altro Tiamat — il pianeta primordiale, il vero detentore della tavola dei destini, circondata da undici corpi minori e con Kingu al comando. La collisione è imminente.
Nel prossimo articolo seguiremo i tentativi falliti di Ea e Anu, la convocazione di Marduk e la battaglia finale.
Immagine di copertina:
V1331 Cyg — stella T Tauri fotografata dal telescopio spaziale Hubble. La giovane stella è circondata dal suo disco protoplanetario nelle fasi primordiali della sua formazione — una rappresentazione visiva della fase T Tauri descritta in questo articolo.
Crediti: NASA/ESA/Hubble Space Telescope. Immagine di pubblico dominio.
Fonti utilizzate in questo articolo
Giovanni Pettinato, Mitologia assiro-babilonese, UTET, Torino, 2005 — traduzione italiana di riferimento dell’Enuma Elish. Traduzione utilizzata in questo articolo.
Jean Bottéro e Samuel Noah Kramer, Uomini e dei della Mesopotamia, Mondadori, Milano, 2012 — traduzione alternativa utilizzata per il confronto filologico sul passo del tumulto primordiale e la figura di Tiamat.
Benjamin Foster, Before the Muses — An Anthology of Akkadian Literature, CDL Press, Bethesda, 2005 — traduzione anglofona utilizzata per il confronto filologico sul termine Anduruna e sulla neutralizzazione di Apsu.
Stephanie Dalley, Myths from Mesopotamia, Oxford University Press, Oxford, 1989 — traduzione anglofona utilizzata per il confronto filologico sulla neutralizzazione di Apsu e l’incatenamento di Mummu.
Alberto Elli, Enūma Eliš — Il mito babilonese della creazione, Edizioni Ca’ Foscari, Venezia — edizione con testo cuneiforme a fronte, utilizzata per il confronto filologico sul termine melammu e sulla neutralizzazione di Apsu.
Stephen Langdon, The Epic of Creation, Oxford University Press, Oxford, 1923 — per la definizione di Anduruna come “concetto cosmologico”.
Tom Van Flandern, Dark Matter, Missing Planets and New Comets, North Atlantic Books, Berkeley, 1993 — per l’Exploded Planet Hypothesis e le caratteristiche orbitali della fascia degli asteroidi come residuo di un pianeta distrutto.
Aaron Bell et al., High-pressure clinopyroxene in Northwest Africa 12774 and new geobarometric evidence for a planetary embryo-sized angrite parent body, Earth and Planetary Science Letters, 2026, ScienceDirect — per la prima prova fisica diretta dell’esistenza di un protoplaneta distrutto nelle fasi primordiali del Sistema Solare interno.
Per la fase T Tauri e la stabilizzazione del Sole:
Alessandro Morbidelli et al., modello di Nizza — per la migrazione dei pianeti giganti e la ridistribuzione del materiale nel Sistema Solare primordiale.
Per le caratteristiche orbitali di Mercurio:
NASA Planetary Fact Sheet — per i dati sull’eccentricità orbitale, l’inclinazione e la risonanza 3:2 di Mercurio.
Per approfondire
Alexander Heidel, The Babylonian Genesis, University of Chicago Press, Chicago, 1951 — per la traduzione alternativa dell’incipit con Mummu come entità distinta e lo studio comparativo con la Genesi biblica.
Wilfred G. Lambert, Babylonian Creation Myths, Eisenbrauns, Winona Lake, 2013 — edizione critica più recente e completa dell’Enuma Elish con analisi filologica approfondita.
Thorkild Jacobsen, The Treasures of Darkness — A History of Mesopotamian Religion, Yale University Press, New Haven, 1976 — per il contesto religioso e cosmologico della tradizione mesopotamica.
Zecharia Sitchin, Il Dodicesimo Pianeta, Mondadori, Milano, 1999 — per la lettura cosmogonica dell’Enuma Elish e l’identificazione di Marduk-Nibiru. Da leggere con spirito critico ma imprescindibile per chi vuole affrontare questa prospettiva.
Giorgio de Santillana e Hertha von Dechend, Il Mulino di Amleto, Adelphi, Milano, 1983 — per il collegamento tra mitologia antica e conoscenza astronomica di lungo periodo.
Sean Raymond, The Planet Factory, Bloomsbury Sigma, Londra, 2018 — introduzione accessibile e scientificamente rigorosa alla formazione dei sistemi planetari.
Jim Bell, The Interstellar Age, Dutton, New York, 2015 — per la formazione del Sistema Solare e il ruolo dei pianeti giganti.
Heinrich Olbers, ipotesi sulla frammentazione del pianeta Fetonte, 1802 — proposta originale discussa in: Clifford J. Cunningham e Wayne Orchiston, Olbers’s Planetary Explosion Hypothesis: Genesis and Early Nineteenth-Century Interpretations, Journal for the History of Astronomy.

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