“La Regalità che discese dal cielo” – La Lista Reale Sumerica

Esiste un documento antico che racconta la storia dei re che governarono la terra prima del diluvio. Non è un testo marginale o esoterico, ma è un documento ufficiale, copiato e ricopiato per secoli dagli scribi della Mesopotamia, conservato in almeno diciotto versioni differenti, e studiato da generazioni di accademici. Eppure ciò che dice sfida in modo radicale qualsiasi nozione convenzionale di storia umana.

Secondo questo documento, i primi re dell’umanità regnarono per migliaia di anni ciascuno. La regalità, il potere di governare gli uomini, non nacque tra gli uomini stessi, ma discese dal cielo. E un cataclisma di proporzioni cosmiche interruppe questa prima età del mondo, dopo il quale qualcosa cambiò per sempre: i regni si accorciarono, la scala si normalizzò, e ciò che era stato prima rimase sepolto sotto il silenzio dei millenni.

Questo documento si chiama Lista Reale Sumerica. E le domande che pone, a distanza di oltre quattromila anni dalla sua redazione, non hanno ancora trovato una risposta soddisfacente.

Il documento e la sua storia

Nel 1906, l’assiriologo Hermann Vollrat Hilprecht annunciò la scoperta di un frammento di tavoletta cuneiforme durante gli scavi di Nippur, nell’odierno Iraq. Il frammento conteneva una lista di re sumerici accompagnati da durate di regno straordinariamente lunghe. Non era ancora chiaro, in quel momento, che quel reperto fosse solo uno dei tasselli di un documento destinato a diventare uno degli enigmi più discussi dell’archeologia mesopotamica.

Il testimone più completo e celebre di questo documento è il cosiddetto Prisma di Weld-Blundell, un prisma d’argilla a quattro facce alto circa 20 centimetri, acquistato nel 1922 dall’antiquario Herbert Weld-Blundell e oggi conservato all’Ashmolean Museum di Oxford. La sua superficie è interamente coperta da iscrizioni cuneiformi in lingua sumerica, vergate con cura da uno scriba di nome Nur-Ninsubur durante il regno di Utu-hegal di Uruk, intorno al 2100 a.C.

Ma il Prisma non è un caso isolato. Sono state identificate almeno diciotto versioni differenti della stessa lista, su supporti diversi, tavolette piatte, prismi, cilindri, e provenienti da siti distinti. Alcune sono frammentarie, altre quasi complete. Questo dato è importante: non si tratta di un documento unico e quindi sospettabile di essere un falso o un’eccezione, ma di una tradizione testuale consolidata, copiata e ricopiata nel corso di secoli. La Lista Reale Sumerica era evidentemente considerata un documento di riferimento, qualcosa che valeva la pena tramandare con precisione.

Le versioni non sono tutte identiche, i nomi dei re variano leggermente, le durate dei regni differiscono da una copia all’altra, l’ordine di alcune dinastie è discusso, ma il nucleo narrativo rimane costante in tutte: una serie di re che regnarono prima di un grande diluvio, con durate di regno di migliaia di anni, seguita da una serie di dinastie successive al diluvio, con durate progressivamente più brevi e sempre più vicine alla misura umana.

Questo documento non è mai stato considerato, nemmeno dagli accademici più cauti, un semplice esercizio letterario senza fondamento. Alcune delle città citate, Kish, Uruk, Ur, Lagash, sono reali e ampiamente documentate archeologicamente. Alcuni dei re del periodo post-diluviano compaiono anche in altre fonti indipendenti. La Lista intreccia in modo deliberato e sistematico elementi verificabili con elementi che sfidano ogni categoria razionale consueta. Ed è precisamente questo intreccio a renderla così difficile da liquidare e così difficile da accettare per intero.

Cosa dice la Lista

La Lista Reale Sumerica si apre con una frase che è insieme un’affermazione cosmologica e una dichiarazione politica: “Dopo che la regalità discese dal cielo, la regalità era ad Eridu”. Con queste parole lo scriba stabilisce subito il quadro concettuale dell’intero documento: il potere di governare non è una conquista umana, non nasce da una guerra o da un accordo tra uomini. Viene dall’alto. È conferito. E la sua prima sede terrestre è Eridu, la più antica delle città sumeriche, oggi un sito desertico nel sud dell’Iraq identificato con il tell Abu Shahrain.

Da Eridu la regalità passa, secondo la Lista, attraverso cinque città, Eridu, Bad-tibira, Larak, Sippar e Shuruppak, e otto re, prima che un evento catastrofico interrompa questa prima età del mondo. I nomi di questi re sono Alulim, Alagar, Enmenluanna, Enmengalanna, Dumuzisib, Ensibzianna, Enmenduranna e Ubardudu. Otto figure, cinque città, e durate di regno che non hanno alcun parallelo nella storia umana conosciuta.

Le cifre sono il cuore del problema. Il Prisma di Weld-Blundell le esprime in un sistema numerico sessagesimale, basato sul numero 60, usando unità chiamate sar (equivalente a 3.600 anni), ner (600 anni) e sosso (36 anni). Tradotte in anni, le durate risultano sbalorditive: Alulim avrebbe regnato per 28.800 anni, Alalgar per 36.000, Enmenluanna per 43.200. Sommando i regni di tutti e otto i re antidiluviani nel Prisma si ottiene un totale di 241.200 anni. Il sacerdote babilonese Berosso, che nel III secolo a.C. scrisse in greco una storia della Babilonia attingendo alle fonti cuneiformi, riporta cifre ancora più alte, arrivando a un totale di 432.000 anni per il periodo antidiluviano — un numero che, non a caso, ricorre in molte tradizioni cosmologiche antiche, dall’induismo alla mitologia norrena.

Poi arriva il Diluvio. La Lista lo menziona con la stessa asciuttezza con cui registra il passaggio di una dinastia all’altra: “Il Diluvio travolse tutto. Dopo che il Diluvio ebbe travolto tutto, e dopo che la regalità fu discesa dal cielo, la regalità era a Kish”. Un evento di portata cosmica liquidato in poche righe, come se fosse un fatto notorio che non richiedesse spiegazione. Ciò che cambia dopo il Diluvio è evidente nella struttura stessa della Lista: i regni si accorciano. Non subito, e non uniformemente, i primi re post-diluviani di Kish misurano ancora migliaia di anni, ma la traiettoria è chiara e costante. Si scende progressivamente verso durate di secoli, poi di decenni. La misura umana si avvicina lentamente, come se qualcosa si stesse normalizzando.

È in questa architettura narrativa, la discesa della regalità dal cielo, l’età lunghissima dei re antidiluviani, la catastrofe, il ritorno progressivo alla scala umana, che molti studiosi, e non solo i più eterodossi, hanno riconosciuto qualcosa che va oltre la semplice propaganda politica. Il documento sembra voler dire qualcosa su una rottura nella storia del mondo, su un prima e un dopo che non è misurabile con i nostri strumenti abituali.

L’interpretazione accademica

Di fronte a un documento come la Lista Reale Sumerica, la scienza accademica ha sviluppato nel corso del Novecento alcune linee interpretative principali, che vale la pena esporre con onestà prima di procedere oltre. Non per liquidarle, ma per capire fino a dove arrivano e dove invece lasciano aperte le domande.

La spiegazione più diffusa è quella della funzione politica. La Lista sarebbe stata redatta — o almeno sistematizzata nella forma che conosciamo — durante la Terza Dinastia di Ur, intorno al 2100 a.C., con lo scopo di legittimare il potere della dinastia regnante inserendola in una catena di trasmissione che risaliva agli albori del mondo. In questa lettura, le durate di regno straordinarie dei re antidiluviani non sarebbero dati storici ma amplificazioni retoriche, cifre simboliche pensate per conferire un’aura sacra e incontestabile all’istituzione monarchica. È una spiegazione ragionevole, e certamente la dimensione politica del documento è reale — la Lista è chiaramente anche uno strumento ideologico. Ma questo non spiega perché le durate seguano uno schema numerico così preciso e internamente coerente, né perché la stessa struttura narrativa — re longevi, diluvio, accorciamento progressivo dei regni — compaia in tradizioni culturali completamente indipendenti, dall’India vedica alla Bibbia ebraica.

Una seconda linea interpretativa riguarda le unità di misura. Alcuni studiosi hanno proposto che i grandi numeri siano il risultato di un errore o di una deliberata trasformazione nel passaggio da un sistema di calcolo a un altro. Se le unità sar, ner e sosso venissero reinterpretate come mesi anziché anni, o se si applicassero correzioni al sistema sessagesimale, le durate di regno risulterebbero molto più vicine alla misura umana. È un tentativo affascinante, ma nessuna delle correzioni proposte produce risultati uniformemente convincenti per tutti gli otto re antidiluviani, e nessuna ha trovato un consenso definitivo tra gli specialisti.

Una terza prospettiva, più recente e filologicamente sofisticata, considera la Lista come un testo composito, stratificato nel tempo, in cui nuclei storici genuini — nomi di re realmente esistiti, città realmente abitate — sono stati progressivamente arricchiti di elementi mitici attraverso successive redazioni. In questa lettura il documento non mente, ma stratifica: mescola memoria storica e elaborazione mitica in modo che oggi non è sempre possibile districare. È forse l’ipotesi accademica più onesta, perché ammette implicitamente che il documento contiene qualcosa di reale senza riuscire a identificarlo con precisione.

Ciò che accomuna tutte queste interpretazioni è un dato di fatto: nessuna di esse riesce a rendere conto pienamente del documento nella sua totalità. Spiegano singoli aspetti, ridimensionano singole anomalie, ma non dissolvono il nucleo centrale del problema. La Lista Reale Sumerica continua a dire che prima del diluvio accadde qualcosa di radicalmente diverso da tutto ciò che è venuto dopo. E su questo, la scienza accademica non ha ancora una risposta.


Per approfondire

Fonti primarie

  • Lista Reale Sumerica — Il testimone principale è il Prisma di Weld-Blundell, conservato al Museo Ashmoleano di Oxford
  • Babiloniaka di Berosso — L’opera originale non è pervenuta. I frammenti sono stati ricostruiti a partire dalle citazioni di Alessandro Polistore e Abideno. Edizione di riferimento: Stanley Mayer Burstein, The Babyloniaca of Berossus, Undena Publications, Malibu, 1978.

Studi e approfondimenti

  • Thorkild Jacobsen, The Sumerian King List, Oriental Institute of the University of Chicago, 1939
  • Wilfred G. Lambert, Babylonian Wisdom Literature, Oxford University Press, 1960


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