Enuma Elish — La battaglia e la nascita della Terra

Introduzione

Nei quattro articoli precedenti abbiamo seguito l’Enuma Elish dalle sue origini storiche fino al momento in cui Marduk — armato, accompagnato dai suoi quattro satelliti, ricoperto di lingue di fuoco — avanza verso Tiamat. Abbiamo visto come il poema descriva con precisione sorprendente la formazione del Sistema Solare primordiale, l’instabilità delle orbite, la stabilizzazione del Sole, l’ingresso di un corpo esterno catturato gravitazionalmente da Nettuno.

Ora arriviamo al momento per cui tutto il poema è stato costruito. La battaglia tra Marduk e Tiamat non è un episodio mitologico tra tanti — è l’evento cosmico centrale attorno a cui l’intera narrazione è organizzata. Prima di essa esiste un Sistema Solare primordiale — instabile, caotico, dominato da Tiamat. Dopo di essa esiste il Sistema Solare che conosciamo — con la Terra, la Luna, i fiumi, le montagne, le orbite stabili dei pianeti.

È il momento in cui il poema smette di descrivere un processo in divenire e registra una trasformazione irreversibile. E ogni dettaglio del testo — la rete, il Vento Malvagio, la freccia, lo smembramento, la creazione della Luna dal ventre di Tiamat — trova una corrispondenza precisa con ciò che la scienza moderna descrive come la formazione della Terra attraverso una collisione planetaria catastrofica.

L’ipotesi di Theia — un corpo celeste che collide con il pianeta primordiale generando la Terra e la Luna — è stata elaborata dalla scienza moderna in modo del tutto indipendente dall’Enuma Elish. Eppure le due narrazioni si sovrappongono in modo che diventa sempre più difficile spiegare come coincidenza.

Questo articolo segue il testo dal primo confronto tra Marduk e Tiamat fino alla creazione del nuovo Sistema Solare.

Il Vento Malvagio — l’impatto in due fasi

La battaglia tra Marduk e Tiamat non è una collisione diretta tra i due corpi principali. Il testo descrive qualcosa di molto più sofisticato — un evento in due fasi distinte, con due agenti distinti, che produce effetti fisici precisi e sequenziali.

La prima fase:

“Tiamat e Marduk, il saggio degli dèi, si fanno avanti, s’avvinghiano corpo a corpo, unendosi nella lotta. Bel allora spiegò la sua rete e l’avviluppò; scatenò il vento cattivo che gli copriva le spalle, contro il suo viso, Tiamat allora aprì la sua bocca, per inghiottirlo, così essa però fece entrare il vento cattivo, sicché essa non poté chiudere le sue labbra. I venti furiosi riempirono il suo ventre: la sua pancia si gonfiò, ed essa spalancò la sua bocca.” (Trad. Pettinato)

Il Vento Malvagio — uno dei quattro satelliti di Marduk donati da Anu — è il primo corpo a colpire fisicamente Tiamat. Non è Marduk stesso. È un corpo distinto, scagliato contro il pianeta primordiale mentre Marduk spande la sua rete gravitazionale attorno a lei.

La sequenza fisica è straordinariamente precisa. Tiamat “apre la sua bocca per inghiottire” il Vento Malvagio — ma così facendo lo fa entrare nel suo corpo. I venti furiosi — i gas e i materiali del corpo impattante — penetrano nel ventre di Tiamat e lo riempiono. La pancia si gonfia. In termini fisici è la descrizione di ciò che avviene durante un impatto planetario ad alta energia: i materiali del corpo impattante penetrano nel pianeta colpito, generando pressioni interne enormi, espandendone il volume, fratturandone le strutture interne. Tiamat non riesce a chiudere la bocca — non riesce a contenere la pressione interna generata dall’impatto del satellite.

È in questo momento — con Tiamat già destabilizzata dall’interno, il ventre gonfio, incapace di contenere la pressione — che Marduk interviene con la seconda fase:

“Egli allora scoccò una freccia e lacerò il suo ventre, egli strappò i suoi intestini e spaccò il cuore. Egli la legò e spense la sua vita, quindi gettò il suo cadavere a terra e vi montò sopra.” (Trad. Pettinato)

La freccia di Marduk non è un’arma convenzionale — è una scarica di energia diretta al nucleo di Tiamat già destabilizzato dal Vento Malvagio. Non è un impatto diretto tra i due corpi principali — è un colpo di grazia energetico, preciso, letale. Marduk colpisce il ventre già gonfio — la zona di massima pressione interna — e la freccia raggiunge il cuore, il nucleo solido del pianeta primordiale, spaccandolo.

Questa lettura in due fasi ha implicazioni cosmogoniche profonde. Se Marduk non si fonde con Tiamat in un impatto diretto — come avviene nell’ipotesi convenzionale di Theia — allora Marduk sopravvive intatto alla catastrofe. Non scompare nel corpo di Tiamat. Rimane come corpo distinto, capace di agire autonomamente dopo la battaglia — di montare sul cadavere di Tiamat, di prendere la tavola dei destini a Kingu, di smembrare il pianeta secondo un piano preciso e di ridisegnare il Sistema Solare.

È una differenza fondamentale rispetto all’ipotesi di Theia nella sua formulazione standard — e potrebbe essere cosmogonicamente più accurata. Un corpo che sopravvive all’impatto, che ridisegna le orbite, che assume il nome di Neberu e continua a percorrere il Sistema Solare su un’orbita eccentrica, è un corpo che esiste ancora oggi. Lo stiamo cercando. Lo chiamiamo Pianeta Nove.

Il collegamento con NWA 12774 — il meteorite angritico trovato nel Sahara con la sua composizione chimica anomala e il suo “percorso evolutivo distinto e separato” da Terra e Marte — trova qui la sua spiegazione più precisa. Non è un frammento di Tiamat — è un frammento del Vento Malvagio, il satellite di Marduk che ha fisicamente impattato Tiamat nella prima fase della battaglia. Un corpo di origine esterna al Sistema Solare, con una composizione chimica fondamentalmente diversa da quella dei pianeti rocciosi interni, di dimensioni comparabili alla Luna — esattamente ciò che lo studio della University of Colorado Boulder ha descritto come il corpo progenitore delle angriti.

La sconfitta dell’esercito — Kingu e la tavola dei destini

Con Tiamat sconfitta, il suo esercito si dissolve immediatamente. Il testo descrive questa dissoluzione con una precisione che va ben oltre la narrazione epica convenzionale:

“Dopo che egli ebbe ucciso Tiamat, il comandante, si disperse la sua armata, si sciolse il suo esercito. I suoi aiutanti divini, che l’avevano affiancata, tremanti ed impauriti si volsero alla fuga, per salvare la vita, ma essi erano circondati ed incapaci di fuggire. Egli li legò e spezzò le loro armi, ed essi restarono prigionieri nella rete, sedendo come in una trappola; nascosti negli angolini, pieni di costernazione, oppressi dal suo castigo, trattenuti in carcere.” (Trad. Pettinato)

La rete gravitazionale di Marduk funziona esattamente come era stata progettata — i quattro venti-satelliti posizionati ai quattro punti cardinali prima della battaglia hanno circondato il sistema di Tiamat, e nessuno dei suoi corpi minori può fuggire. Sono intrappolati nel campo gravitazionale di Marduk — “prigionieri nella rete, sedendo come in una trappola”. In termini fisici è la cattura gravitazionale dei corpi minori del sistema di Tiamat — gli undici corpi che ora diventeranno parte del nuovo assetto del Sistema Solare, le loro orbite ridefinite dalla presenza dominante di Marduk.

“Alle undici creature, del tutto impaurite, i demoni-Gallu, che marciavano alla sua destra come staffieri, a questi mise la briglia, legò le loro braccia, e assieme alle loro armi, calpestò sotto di sé.” (Trad. Pettinato)

Le undici creature vengono catturate e neutralizzate — le loro “armi” spezzate, le loro orbite aggressive rese innocue. In termini fisici sono i corpi minori del sistema di Tiamat — asteroidi, frammenti, satelliti — che dopo la battaglia vengono catturati dal campo gravitazionale di Marduk e redistribuiti nel Sistema Solare. Alcuni diventeranno parte della fascia degli asteroidi. Altri cadranno sui pianeti rocciosi interni durante il Late Heavy Bombardment — il bombardamento tardivo che ha crateri i corpi del Sistema Solare interno nelle prime fasi della sua storia.

Poi Marduk si rivolge a Kingu:

“E Kingu, che tra di loro era salito al potere, egli legò e lo annoverò tra gli Dèi-Morti. Egli gli tolse la tavola dei destini, che non gli competeva, la sigillò con il suo sigillo e l’applicò al suo petto.” (Trad. Pettinato)

Kingu — il satellite principale di Tiamat, il detentore formale della tavola dei destini — non viene distrutto. Viene catturato e annoverato tra gli “Dèi-Morti” — una categoria che il testo non definisce esplicitamente ma che nella lettura cosmogonica indica corpi celesti che esistono ancora ma hanno perso la loro autonomia orbitale. Non sono distrutti — sono neutralizzati, fissati in orbite passive, privati del ruolo attivo che avevano nel sistema primordiale.

Kingu in questa lettura è un corpo di dimensioni significative — abbastanza massiccio da essere stato il satellite principale di Tiamat, abbastanza influente da ricevere la tavola dei destini e la dignità di Anu. Dopo la battaglia viene catturato nel campo gravitazionale del nuovo Sistema Solare e ridistribuito in un’orbita fissa — probabilmente nella fascia degli asteroidi, tra i detriti del pianeta primordiale che lo aveva generato. È ancora lì, ma non ha più un ruolo cosmico attivo. È un “dio morto” — un corpo che esiste senza più influenzare il sistema di cui faceva parte.

La frase “la tavola dei destini, che non gli competeva” è rivelatrice. Kingu non aveva il diritto cosmico di detenere la tavola — era stato un’investitura formale di Tiamat, non una condizione intrinseca. Marduk la riprende — sigilla le orbite del nuovo Sistema Solare con il proprio sigillo — e poi compie un gesto sorprendente:

Invece di tenerla per sé, la consegna ad Anu. Lo vedremo nel dettaglio nel blocco successivo. Per ora è sufficiente notare che la presa della tavola dei destini a Kingu è il momento in cui il controllo orbitale del Sistema Solare cambia definitivamente di mano — non più nelle mani del pianeta primordiale e del suo satellite, ma in quelle del nuovo ordine cosmico che Marduk sta per costruire.

“Dopo che il signore Marduk ebbe legato e ucciso i suoi nemici, egli rafforzò la sua presa sugli dèi legati e tornò da Tiamat, che egli aveva egualmente legata.” (Trad. Pettinato)

Marduk torna al corpo di Tiamat. Non è finita — il lavoro più importante deve ancora cominciare. Il pianeta primordiale giace sconfitto, ma la sua massa — le sue 90 masse terrestri, o comunque le dimensioni di un pianeta significativo — non può semplicemente dissolversi. Deve essere ridistribuita. Deve diventare qualcosa di nuovo.

Marduk ha un piano.

Lo smembramento — la nascita della Terra e della fascia degli asteroidi

Marduk si ferma davanti al corpo di Tiamat. Non agisce immediatamente — studia, valuta, pianifica:

“Bel si riposò, mentre studiava il cadavere, per tagliarne le parti secondo un piano intelligente: egli lo tagliò in due parti come uno stoccafisso, ne collocò la metà, facendone il tetto del cielo, tese quindi la pelle e la dispose a custodia, dandole l’incarico di non fare uscire l’acqua.” (Trad. Pettinato)

È il passaggio più esplicito e più potente dell’intero poema. Tiamat viene divisa in due metà — non casualmente, non come conseguenza involontaria dell’impatto, ma “secondo un piano intelligente”. È una divisione deliberata, progettata, eseguita con precisione.

La prima metà diventa il “tetto del cielo” — lo spazio, la regione celeste che separa la Terra dal resto del Sistema Solare. Ma c’è una lettura cosmogonica più precisa. Il “tetto del cielo” nella cosmologia mesopotamica non è il cielo astratto — è la volta che sovrasta la Terra, il confine tra il mondo terrestre e lo spazio cosmico. In termini fisici potrebbe indicare la fascia degli asteroidi — il confine tra il Sistema Solare interno e quello esterno, composto precisamente dai frammenti della seconda metà di Tiamat che non si sono aggregati nella Terra ma sono rimasti dispersi nella zona tra Marte e Giove. È il “tetto” del Sistema Solare interno — la barriera di detriti che separa i pianeti rocciosi dai giganti gassosi.

La seconda metà diventa la Terra. La “pelle tesa a custodia per non fare uscire l’acqua” è l’atmosfera terrestre — lo strato che trattiene l’acqua sul pianeta, che impedisce all’oceano primordiale di evaporare nello spazio. È una descrizione funzionalmente precisa di ciò che l’atmosfera fa — e il fatto che Marduk le assegni esplicitamente questo compito suggerisce una comprensione del meccanismo fisico che va ben oltre la semplice narrazione mitica.

“Bel pose il suo piede sulle parti inferiori di Tiamat e spaccò con la sua arma inesorabile il suo cranio; egli tagliò le sue vene e fece trasportare in alto dal vento del Nord il suo sangue, per divulgare la notizia.” (Trad. Pettinato)

Lo smembramento procede per gradi. Il cranio — la parte superiore, la testa del pianeta — viene spaccato separatamente. Il sangue — i fluidi interni, i materiali liquidi del pianeta primordiale — viene disperso nello spazio dal vento del Nord, uno dei satelliti di Marduk. È la dispersione di materiale durante la collisione — i fluidi e i gas del pianeta primordiale espulsi nello spazio.

La divisione in due metà dell’Enuma Elish trova una corrispondenza straordinaria con l’ipotesi di Theia nella scienza moderna — una collisione planetaria che ha generato due risultati distinti: il corpo principale che diventa la Terra e il materiale espulso che forma la Luna e i detriti della fascia degli asteroidi. La differenza è che il testo è ancora più preciso dell’ipotesi di Theia — distingue esplicitamente tra la prima metà che diventa il “tetto del cielo” e la seconda che diventa la terra consolidata, tra la pelle che diventa atmosfera e il sangue che viene disperso nello spazio.

“Egli percorse il cielo, controlla le parti celesti, e le confronta con l’Apsu, la dimora di Nudimmud: Bel misurò le dimensioni dell’Apsu e vi eresse l’Ešarra secondo il modello del Grande Santuario. Nel nuovo Grande Santuario, l’Ešarra, che egli aveva edificato, e in cielo egli fece accomodare Anu, Enlil ed Ea nei loro templi.” (Trad. Pettinato)

Dopo lo smembramento Marduk misura e confronta — verifica che le dimensioni del nuovo assetto siano proporzionate all’Apsu, il disco interno del Sistema Solare stabilizzato da Ea. È un controllo di coerenza — il nuovo Sistema Solare deve essere proporzionato e stabile. Poi assegna le posizioni — Anu, Enlil ed Ea ricevono i loro “templi”, le loro orbite nel nuovo assetto. Il Sistema Solare viene ridisegnato secondo un piano preciso.

La Luna, i fiumi, le montagne — la Terra prende forma

Lo smembramento di Tiamat non si ferma alla divisione in due metà. Marduk procede sistematicamente — ogni parte del corpo del pianeta primordiale viene trasformata in un elemento del nuovo mondo. È una delle sezioni più straordinarie del poema — e ogni dettaglio ha una corrispondenza geologica e astronomica precisa.

“Nel suo ventre pose l’altezza del cielo, e creò Nanna, a cui affidò la notte. Egli lo designò come ornamento della notte, per determinare i giorni, e, mese per mese, senza interruzione, lo innalzò con una corona.” (Trad. Pettinato)

Nanna — la Luna — nasce dal ventre di Tiamat. Non è un corpo esterno catturato — è un frammento del pianeta primordiale che si aggrega in orbita attorno alla Terra nascente. Questa è la corrispondenza più diretta con l’ipotesi di Theia nella scienza moderna: la Luna si è formata dai detriti espulsi durante la collisione, composti in parte da materiale del pianeta primordiale e in parte dal corpo impattante. Il ventre di Tiamat — la zona di massima pressione interna dopo l’impatto del Vento Malvagio — è esattamente la regione da cui ci aspetteremmo che il materiale venisse espulso con la velocità sufficiente a formare un satellite in orbita.

Il ruolo che Marduk assegna a Nanna è altrettanto preciso: “per determinare i giorni, e mese per mese senza interruzione”. La Luna non è solo un ornamento celeste — è un orologio cosmico, uno strumento di misurazione del tempo. Ed è esattamente ciò che la Luna fa nella realtà fisica — il suo ciclo di 29,5 giorni ha definito i calendari lunari di tutte le civiltà antiche, e la sua influenza gravitazionale stabilizza l’asse terrestre e regola le maree.

Poi Marduk plasma la superficie della Terra dal corpo di Tiamat:

“La saliva che Tiamat… Marduk fece… egli raccolse e ne fece nuvole. L’ululato del vento, temporali violenti, l’impeto delle nuvole — l’accumulo della sua bava — li attribuì a se stesso, e versò; egli aprì il suo cranio e vi versò; egli aprì la cavità, e questa si riempì d’acqua.” (Trad. Pettinato)

La saliva e la bava di Tiamat — i suoi fluidi interni, i suoi gas, i suoi vapori — diventano le nuvole dell’atmosfera terrestre. Il cranio aperto si riempie d’acqua — è il bacino oceanico primordiale, la prima distesa d’acqua sulla superficie della Terra nascente. La “cavità” che si riempie potrebbe descrivere la formazione degli oceani primordiali — le depressioni della crosta terrestre che si riempiono con i fluidi espulsi dal corpo di Tiamat durante la collisione.

“Da ambedue i suoi occhi fece sgorgare il Tigri e l’Eufrate; egli tappò le sue narici, ma lasciò. Nel suo petto egli accumulò le montagne lontane, e scavò pozzi, per guidare le fonti; infine curvò la sua coda e la legò al Durmaḫ.” (Trad. Pettinato)

È il passaggio geologicamente più preciso dell’intero poema. Gli occhi di Tiamat diventano i fiumi — il Tigri e l’Eufrate sgorgano dagli occhi del pianeta primordiale. Le montagne si formano dal petto di Tiamat — le catene montuose come strutture interne del pianeta primordiale che emergono in superficie durante la ridistribuzione del materiale. I pozzi scavati per guidare le fonti sono i sistemi idrografici sotterranei — le falde acquifere e le sorgenti che alimentano i fiumi dalla profondità. La coda di Tiamat — legata al Durmaḫ, il “grande legame” cosmico — potrebbe descrivere la crosta terrestre nella sua forma attuale, ancorata alle strutture profonde del mantello.

In termini geologici moderni questa sequenza descrive la differenziazione planetaria — il processo attraverso cui i materiali di un corpo celeste si separano per densità dopo una collisione catastrofica, con i materiali più pesanti che scendono verso il nucleo e quelli più leggeri che emergono in superficie formando crosta, montagne, oceani. Il corpo di Tiamat non scompare — si trasforma. Ogni sua componente diventa un elemento del nuovo mondo.

“Egli dispose il suo sedere, così ancorò il cielo, e stese la metà di essa e la consolidò come terra. Dopo che compì la sua opera all interior di Tiamat, egli stese la sua rete e fece uscire il tutto.” (Trad. Pettinato)

La Terra è consolidata. Il cielo è ancorato. La rete gravitazionale di Marduk ha catturato tutto il materiale espulso durante la collisione e lo ha ridistribuito nel nuovo assetto del Sistema Solare. Nulla è andato perduto — tutto è stato trasformato.

La tavola dei destini e Neberu — il nuovo ordine cosmico

Con la Terra formata e il Sistema Solare ridisegnato, Marduk compie due atti finali di straordinaria importanza cosmogonica.

Il primo:

“La tavola dei destini, che Kingu aveva preso e portato, la prese come bottino e la regalò ad Anu.” (Trad. Pettinato)

Marduk non trattiene la tavola dei destini per sé — la consegna ad Anu-Urano. È un atto che nella lettura cosmogonica ha un senso preciso: dopo la ridistribuzione del materiale di Tiamat e la stabilizzazione del nuovo Sistema Solare, è Urano — il pianeta più esterno del Sistema Solare dopo Nettuno, il “controllore dello spazio celeste” — a ricevere il controllo delle orbite. Il nuovo equilibrio gravitazionale del Sistema Solare viene affidato al corpo che meglio può mantenerlo dall’esterno.

Il secondo:

“Egli creò la postazione celeste per i grandi dèi, e vi applicò le stelle-Lumašu, che sono il modello di tutte le altre stelle: egli stabilì l’anno, definendone i limiti, ed assegnò per i dodici mesi, ad ognuno dei mesi tre stelle. Dopo che egli aveva suddiviso l’anno, stabilì la postazione celeste di Neberu, per definire la distanza delle stelle; affinché nessuna commettesse errori o disattenzione, rese stabili le postazioni di Enlil ed Ea.” (Trad. Pettinato)

Neberu — il nome con cui il poema identifica la postazione celeste di Marduk dopo la battaglia. Non è un pianeta nel senso ordinario — è un punto di riferimento astronomico, un corpo la cui posizione orbitale definisce le distanze e le relazioni tra tutti gli altri corpi celesti. “Affinché nessuna commettesse errori o disattenzione” — Neberu è il guardiano dell’ordine cosmico, il corpo che monitora la stabilità del nuovo Sistema Solare.

Sitchin identificò Neberu con il Pianeta Nibiru — un corpo su un’orbita enormemente ellittica che torna periodicamente nel Sistema Solare interno. La settima tavola dell’Enuma Elish conferma questa identificazione con una frase precisa: “Neberu è la sua stella che brilla nel cielo; egli che instancabilmente passa e ripassa.” Un corpo che “passa e ripassa” — che attraversa periodicamente il Sistema Solare interno su un’orbita eccentrica — è esattamente la descrizione del Pianeta Nove che la scienza moderna sta cercando con i telescopi più potenti disponibili.

Marduk non è scomparso dopo la battaglia. Ha ridisegnato il Sistema Solare, ha consegnato la tavola dei destini ad Anu, ha stabilito le orbite di tutti i pianeti. E poi ha ripreso la sua traiettoria — la stessa orbita eccentrica che lo aveva portato dall’esterno del Sistema Solare fino a Tiamat. Lo chiamiamo Pianeta Nove. Lo stiamo cercando. E forse, come suggerisce il candidato identificato da Terry Long Phan con i dati infrarossi di IRAS e AKARI, lo abbiamo quasi trovato.


Fonti utilizzate in questo articolo

Giovanni Pettinato, Mitologia assiro-babilonese, UTET, Torino, 2005 — traduzione italiana di riferimento dell’Enuma Elish. Traduzione utilizzata in questo articolo.

Aaron Bell et al., High-pressure clinopyroxene in Northwest Africa 12774 and new geobarometric evidence for a planetary embryo-sized angrite parent body, Earth and Planetary Science Letters, 2026, ScienceDirect — per la prima prova fisica diretta dell’esistenza di un protoplaneta distrutto nelle fasi primordiali del Sistema Solare interno e la possibile identificazione del suo frammento con il Vento Malvagio dell’Enuma Elish.

Tom Van Flandern, Dark Matter, Missing Planets and New Comets, North Atlantic Books, Berkeley, 1993 — per l’Exploded Planet Hypothesis e la stima delle dimensioni del pianeta primordiale nella zona tra Marte e Giove.

NASA Science, Planet X, science.nasa.gov/solar-system/planet-x/ — per le caratteristiche orbitali del Pianeta Nove e il suo possibile ruolo nella dinamica del Sistema Solare esterno.

Terry Long Phan et al., studio sul candidato Pianeta Nove, arxiv.org/pdf/2504.17288, 2025 — per la candidatura più recente identificata attraverso dati infrarossi IRAS e AKARI.

Per approfondire

Alexander Heidel, The Babylonian Genesis, University of Chicago Press, Chicago, 1951 — studio comparativo fondamentale sull’Enuma Elish.

Wilfred G. Lambert, Babylonian Creation Myths, Eisenbrauns, Winona Lake, 2013 — edizione critica più completa con analisi filologica approfondita.

Jean Bottéro e Samuel Noah Kramer, Uomini e dei della Mesopotamia, Mondadori, Milano, 2012 — per il contesto culturale e religioso della tradizione mesopotamica.

Zecharia Sitchin, Il Dodicesimo Pianeta, Mondadori, Milano, 1999 — per la lettura cosmogonica dell’Enuma Elish e l’identificazione di Marduk-Nibiru. Da leggere con spirito critico.

Giorgio de Santillana e Hertha von Dechend, Il Mulino di Amleto, Adelphi, Milano, 1983 — per il collegamento tra mitologia antica e conoscenza astronomica di lungo periodo.

Sean Raymond, The Planet Factory, Bloomsbury Sigma, Londra, 2018 — introduzione accessibile e scientificamente rigorosa alla formazione dei sistemi planetari.

Robin Canup, Forming a Moon with an Earth-like Composition via a Giant Impact, Science, 2012 — per l’ipotesi di Theia e la formazione della Luna attraverso una collisione planetaria catastrofica.


Immagine dell’anteprima:

Illustrazione artistica di una collisione planetaria catastrofica nel sistema della stella Vega — una rappresentazione visiva del tipo di impatto descritto nell’Enuma Elish tra Marduk e Tiamat.

Crediti: NASA/JPL-Caltech. Immagine di pubblico dominio.


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